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LETTERA AL MAESTRO
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Nel mirino del grillo
(il seguito di: "UNA TELEFONATA" del 01.09.2007)


18/01/2007 - ore 23:23

Caro Maestro,
mi decido a scriverti, oggi che finalmente mi hanno portato carta e penna, per raccontarti le vicissitudini che ho passato in questi anni sui Campi di Tiro, nel cercare di trovare il fucile adatto per colpire meglio il “nostro” bersaglio preferito: l'Elica.
Come ricorderai, abbiamo cominciato tanto tempo fa sparando al compianto Piccione e partendo con quello che allora era “il meglio”: un sovrapposto Beretta “SO-3 EELL”, che non ho mai apprezzato come meritava. All’epoca mi sembrava troppo leggero e viaggiava “come un treno”, mentre andavo sul bersaglio: così ho iniziato un percorso all’indietro che è passato per la doppietta Beretta “427” (canne da cm. 71 e strozzature *** e *), monogrillo e asta “a coda di castoro”; benché andassi spesso a premio nelle gare, tuttavia decisi di provare un’altra doppietta, la Bernardelli “Las Palomas”. Anche con quella me la cavavo, ma un giorno pensai che mi sarei trovato meglio con un fucile automatico e così mi misi ad usare in gara un Browning “Auto5” con canna da cm. 71 strozzata **. I Piccioni “fumavano” in aria e quando il ragazzo andava a raccoglierli dentro la rete, sembravano morti da una settimana! Che soddisfazione… Però, il meccanismo di riarmo a “mollone” mi dava un rinculo fastidioso e così decisi di tornare a sparare con un sovrapposto.
Nel frattempo avevano abolito il Tiro a Piccione e così acquistai un Perazzi “MX-8” da Trap: i piattelli si rompevano bene (quando li prendevo), ma per le Eliche era troppo pesante, con quelle stupende canne da cm. 76 che pesavano un chilo e 600 grammi! Presi allora un Beretta “SO-4” che andava bene per tutto e non mi ricordo più chi me lo tolse dalle mani, dandomi un pacco di soldi.
Ma queste cose, sin qui, le sapevi già… Ti voglio invece aggiornare su quello che mi è capitato dopo, quando ci siamo sentiti sempre più di rado fino a perderci di vista (chissà poi perché).
Quindi, ceduto il mio “SO-4”, decisi che per il futuro avrei sparato col sogno di tutti i Tiratori: un sovrapposto “componibile” di fabbricazione bulgara, interamente regolabile. L’attrezzo che mi appresto a descriverti –come forse saprai- è stato prodotto in pochissimi esemplari dalla nota ditta “SMERDIACOFF”, commercializzato con la sigla “T.S.O.” e realizzato su mio specifico progetto e dando corpo a disegni accurati che ho fatto avere loro. Mi è costato quanto una barca a vela e dispone di tre paia di canne in cal. 12 di diverse lunghezze e pesi, con la serie completa di cinque strozzatori per ciascuna che si avvitano a mano; due calci (uno fisso e l’altro regolabile) con la possibilità di montare senza sforzo (anche su quello fisso, che è ovviamente “su misura”) calcioli in gomma di differente durezza, che variano la lunghezza del calcio da 35 a 40 centimetri.
Inoltre, il calcio regolabile offre la possibilità di variare a piacimento sia la “piega”, sia il “vantaggio” con una semplice pulsante nascosto. Di più: l’interno dei calci è cavo e in dotazione vi sono una serie di pesi in piombo (rivestiti di gomma) che possono appesantirlo fino a duecento grammi! Capirai da te quanto questo sia importante, dal momento che buona parte dei fucili “beccano” in avanti a causa delle canne lunghe. Poi vi è un “set” di mirini di tutti i tipi e colori (bianco, rosso, arancione, verde fosforescente, ecc.), di svariate forme e dimensioni (a "sfera", a “fagiolo”, a “siluro”, a “galleggiante”, a “dirigibile” e così via). Il fucile è “bigrillo”, ma spara anche due colpi consecutivi col primo grilletto; la sicura si può eliminare semplicemente spostando il pulsante verso destra; poi, l’asta è gonfiabile e può tramutarsi da sottile a “coda di castoro”, con una pompetta che pure è in dotazione.
Ma la cosa che più mi ha soddisfatto è la possibilità di variare a piacimento la foratura interna delle canne: in pratica, partendo da mm. 18.2 si può arrivare anche a 18.7 mm., semplicemente avvitando o svitando "l’anima" della singola canna mediante un altro utensile che è fornito nel “kit”!
A questo punto appare chiara la netta superiorità del mio fucile su qualsiasi altra arma da tiro in commercio e con esso avrò soddisfazioni che al momento non si possono dire!
Pensa che ogni volta che mi preparavo per una gara avevo la possibilità –a seconda del tempo, del clima ed anche dell’umore- di approntare un attrezzo perfetto per ogni occasione. Per iniziare, prima di recarmi sul Campo e lontano da occhi indiscreti, sceglievo la canna di quella data lunghezza, ci applicavo gli strozzatori che ritenevo adatti, cambiavo il calcio e pesavo il tutto. Se l’insieme mi sembrava troppo leggero, senza sforzo aggiungevo dei contrappesi nell’incavo del calcio e gonfiavo (o sgonfiavo) l’asta a compensazione. Misuravo poi la lunghezza totale e, in rapporto al peso montavo il calciolo più adatto, tenendo anche conto della stagione e degli indumenti che avrei indossato quel giorno. La cosa più laboriosa era comunque la scelta del mirino, che potevo fare solo una volta giunto sul campo di Tiro, in funzione della posizione del sole oppure, se era nuvoloso, della visibilità residua. Data la possibilità di scelta a disposizione (oltre trenta tipi di mirini diversi, per forma e colore) avevo cura di recarmi sull’impianto con largo anticipo sull’orario di inizio della gara e passavo almeno un paio d’ore a verificare che tutti i particolari del fucile fossero confacenti all’occasione. Certo a volte capitava che dopo aver penato tanto per scegliere un tipo di mirino, magari si rannuvolava oppure tornava il sereno all’improvviso ed ero costretto in fretta a cambiarlo di nuovo. Poi, a seconda della pressione atmosferica e dell’umidità della giornata (che misuravo di nascosto con un barometro e un igrometro che tengo sempre in macchina) decidevo quale tipo di cartucce sparare e così mi toccava cambiare pure il diametro interno delle canne e gli strozzatori che avevo montato a casa. Però ne valeva la pena e poter usare quel tipo di fucile mi dava tanta sicurezza: nessun imprevisto poteva sorprendermi e rovinarmi una gara. Le diciotto posizioni graduate del calcio regolabile per la “piega” e le otto per il “vantaggio” mi mettevano in grado di affrontare i bersagli più insidiosi, potendo cambiare posizione semplicemente agendo su un pulsante, anche mentre ero in pedana fra un’Elica e l’altra…
Insomma, caro Maestro, avevo finalmente raggiunto la perfezione; anche se devo confessarti che da quando mi sono affidato al “T.S.O.” non sono ancora mai salito sul podio e raramente sono andato a premio: insomma meno di prima che usavo volgari fucili come quelli che hanno tutti. Ma sarà certamente una coincidenza e sono certo che in futuro diventerò anch’io un Campione vero come sei sempre stato Tu!
Per il resto, mi sento abbastanza in forma, qui mi trattano bene, gli infermieri sono un po’ burberi ma non cattivi. I dottori dicono che sto migliorando a vista d’occhio e che non hanno mai visto un paziente fare tanti progressi in soli due anni: segno che la cura è quella giusta, anche se tre iniezioni al giorno di sedativi e tutte quelle pillole che mi danno, mi sembrano eccessive. La cosa che più mi infastidisce è il giubbino da tiro che c’è qui: è bianco e senza neanche i buchi delle maniche e gli infermieri me lo stringono con dei lacci dietro la schiena. Non posso certo sparare bene in queste condizioni e, quel che è peggio, non riesco a sistemare il mio fucile in tempo per quando devo andare in pedana!
Mi hanno comunque detto che presto tornerò a casa, dove ho lasciato il mio fucile regolabile che tante gioie mi dovrà dare e potrò fare tutto quello che voglio… Però, quando racconto queste cose ai dottori, loro sorridono garbatamente e ho notato che per due o tre giorni aumentano la dose dei farmaci, ma sarà anche questa una coincidenza.
Per ora ti lascio perché si è fatto tardi e sono pure venuti due che mi vogliono rimettere il giubbino bianco che ti dicevo…
Ti saluto con affetto e stima immutati: spero di rivederti presto sui Campi.
Un abbraccio.

Tuo Lino.

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Il "grillosaggio" spara RC