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PULIZIE DI PRIMAVERA
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Nel mirino del grillo
(i ricordi ingombrano non solo la mente…)


11/03/2007 - ore 21:38

Era arrivata finalmente e di nuovo la primavera. Fra non molto sarebbe stata Pasqua e le giornate si erano già notevolmente allungate, caratterizzate da un tiepido sole nelle ore centrali del giorno.
Quel sabato lui era partito presto col ragazzo ed erano andati in Umbria, facendo già una prima sosta intorno alle nove del mattino presso un Campo di Tiro “amico”, per provare le nuove macchine del “Percorso di caccia in Pedana”. Lui doveva invero provare anche il fucile, appena recapitatogli da Brescia, dove lo aveva acquistato tempo prima di persona e dove era stato costretto a lasciarlo per far sistemare il calcio.
Era sempre contento quando poteva passare una giornata col ragazzo; questo però capitava raramente sia per motivi di studio del medesimo, sia perché la madre non aveva mai apprezzato che lo portasse a sparare.
Il fucile (per lui) “nuovo” andava comunque assai bene. Certi piattellini entranti “fumavano come turchi” e le “palle nere” appena create si disperdevano subito sospinte da una folata di vento.
Il Gestore –amico da sempre- aveva voglia di chiacchierare ed offrì loro la colazione; poi anche il ragazzo provò a fare qualche colpo, ma con scarsi risultati, anche se era visibilmente soddisfatto.
Lui approfittò per comprare a buon prezzo parecchie cartucce di un caricatore locale (che dalle loro parti non si trovavano) e poi proseguirono il viaggio fino alla casa che era stata dei nonni. Qui trascorsero il tempo dell’ottimo pranzo fra risate e battute, con gli zii ed i cugini cacciatori, a cui mostrarono il fucile appena acquistato, che tutti trovarono bellissimo, ancorché usato.
Appena mangiato, con un paio di parenti al seguito, raggiunsero un altro Campo nei paraggi, appena riaperto per il pomeriggio: lui si divertì a stupire i presenti facendo “coppiole” di un qualche pregio al Percorso col nuovo fucile e le cartucce economiche prese la mattina. I parenti non erano tiratori e quindi poté fare buona figura con poca spesa essendo a tutti noto che –agli occhi di chi non sappia fare una cosa- chi appena se la cava, sembra un Campione!
Tutti vollero provare a tirare qualche piattello al Percorso, ma sembrava che i rossi dischetti si rompessero solo quando sparava il “padrone del fucile”. Lui quel giorno era veramente soddisfatto per tutto: l’ambiente, la compagnia, il “pubblico”, la forma fisica e mentale, le cartucce meglio di quanto si aspettasse e, soprattutto, la presenza del ragazzo che lo guardava con rispetto ed affetto, quasi volesse dire: “Il mio papà è davvero bravo a tirare…”.
Ben presto fu ora di tornare verso casa: riaccompagnati i parenti, fra baci, abbracci e arrivederci, si rimisero in cammino sull’autostrada, ancora ridendo e rievocando i momenti e i tiri più belli della giornata.
Abitavano appena fuori città, in una zona isolata: una villetta di tre piani con un ampio giardino intorno; il tutto recintato da un muro di oltre due metri d’altezza. Al tramonto giunsero a casa e entrando dal cancello notarono subito che il “barbeque” era accesso e faceva fuoco e fiamme, benché non era in programma che vi fossero ospiti per la cena.
Una volta in casa, trovarono tracce di recenti pulizie e spostamenti di mobilio, di quelli che periodicamente si divertono a fare le donne per avere la sensazione di cambiare casa o di aver rinnovato i mobili.
La mamma del ragazzo era in camera da letto, al buio, afflitta sicuramente da uno dei suoi soliti “insopportabili” mal di testa. Rispose al saluto del ragazzo attraverso la porta lasciata aperta sul buio. In quei casi era meglio non andare a disturbarla di persona. Portarono in casa i fucili e le carabattole del tiro e il ragazzo aiutò il padre a sistemare tutte le cose sul soppalco.
“Oggi ho fatto un po’ di pulizia….” disse una voce stanca dall’oscurità. “Ho finalmente liberato il ripostiglio di tutte quelle vecchie riviste e quegli inutili articoli di caccia e tiro…”
Lui non sapeva cosa dire. Poi solo chiese: “Perché?”
“Ingombravano. Eppoi nessuno li ha mai guardati da anni… Ho smaltito anche tutti quei “barattoli” e quelle targhe arrugginite…”
I “barattoli” altro non erano che le coppe di latta che lui aveva vinto –insieme alle targhe incise- partecipando alle gare di tiro in tutti gli anni da che aveva cominciato a sparare, da ragazzo.
“Dove sono?” fece lui sforzandosi di restare calmo.
“Le carte staranno ancora bruciando nel “barbeque” rispose la voce dal buio. “Per la roba metallica è venuto un rigattiere di quelli che ripuliscono le cantine e le soffitte: gli ho dovuto dare anche una ventina di euro perché si portasse via tutto… Adesso finalmente c’è almeno lo spazio per girarsi in quel dannato ripostiglio!”
Lui andò a vedere ed effettivamente il locale era quasi del tutto sgombro: annate intere di riviste del settore, ritagli di giornali che riportavano le sue imprese di giovane tiratore, fotografie di podi, reportage di gare al Piccione ormai scomparse, quaderni di balistica con segnate le dosi delle polveri e i relativi borraggi, ricordi di quando anche per il tiro si caricavano artigianalmente le cartucce e i bossoli erano di cartone… Non c’era rimasto più nulla! Anni e anni di paziente accumulo d’inutili ricordi, ormai solo presenti nei reconditi anfratti della sua mente, erano stati solertemente smaltiti in meno di una giornata! Tuttavia, quello di cui più gli dispiaceva era l’idea che fossero stati dati dei soldi ad un pezzente mentecatto perché si portasse via le sue coppe (invero di nessun valore economico) e le sue targhe con data e dedica, sia pure arrugginite ai bordi per l’umidità del ripostiglio e con tracce di muffa sul velluto blu.
Per tutto il tempo, il ragazzo non aveva detto una parola. Lui uscì fuori per evitare di farsi prendere dall’ira e si accese una sigaretta.
Nel giardino, il fuoco del “barbeque” si era intanto spento del tutto e la nera cenere della carta volava tutt’intorno a brandelli nel buio, portata da una leggera brezza notturna.
Rientrando in casa udì la voce dalla stanza che diceva: “Se avete fame, aprite il frigorifero e arrangiatevi per la cena. Io sto troppo male per alzarmi, dopo la faticata che mi è toccato fare oggi...”.
Il ragazzo iniziò ad apparecchiare la tavola per loro due e lui si sedette al tavolino della cucina, tenendosi il viso arrossato tra le mani.
“E non fate tardi che domattina Federico deve andare a scuola e ci ha pure il compito in classe di latino…” proseguì la voce sgraziata dalle tenebre.
Il ragazzo gli si avvicinò da dietro e lo abbracciò. Poi gli diede un bacio sulla guancia e gli sussurrò: “Grazie di tutto, papà… E’ stata una giornata bellissima” poi tirò fuori con garbo dal frigo alcuni piattini con avanzi, cartocci contenenti residui di salumi e una vaschetta con pezzi di formaggio ingialliti: il pane era finito e l’acqua era quella del rubinetto.
Cenarono insieme, lentamente e con gli occhi bassi, senza dire una parola.

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