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SPORT DI “ELITE”
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Nel mirino del grillo
(Bambole: non c’è una lira!)


17/05/2007 - ore 22:21

Ci avete fatto caso come la pratica del Tiro a Volo, fino alla metà del secolo scorso riservata ai cosiddetti “ricchi”, poi diventato passatempo “popolare” dagli anni ’70 in poi, stia ora tornando ad essere uno “sport di nicchia”? Un’attività “elitaria”?
Il lievitare dei costi per cartucce e piattelli (…per non parlare delle Eliche!), il prezzo medio di un fucile da tiro anche usato, l’ammontare delle iscrizioni, la necessità di consistenti spostamenti per recarsi a disputare frequenti Gare d’interesse in regioni lontane, pernottamenti in alberghi anche modesti e pranzi al ristorante della “club-house” hanno finito per scoraggiare un gran numero di modesti Praticanti che –senza offesa per nessuno- alla fine “non se lo possono più permettere”.
Se è vero che il progresso si ha quando una cosa buona è per tutti, finisce per essere altrettanto vero che quando le cose belle sono per pochi, si verifica di fatto un’involuzione nel campo del benessere.
E’ deprimente dover fare simili constatazioni, ma è sotto gli occhi di tutti che il numero dei cosiddetti “tiratori della domenica” si assottiglia sempre più ed i piccoli campetti sulle cui Pedane abbiamo tutti mosso i primi passi tiravolistici stanno via via chiudendo. I nostri più cari amici, ad uno ad uno, gradualmente ci lasciano…
Se il “businnes” non marcia, chi lo gestisce dice “basta” e cambia attività; invece di gestire un campo o un’armeria, sul terreno fa fare dei campi da tennis o una piscina, con tanto di punto di ristoro!
Non conosco Gestore che non cerchi nuovi soci o non manifesti –più o meno velatamente- il desiderio di cedere la sua “quota” dell’impianto. Oltre al lievitare dei costi per praticare il Tiro, aggravati dal passaggio all’euro e dalla volontà di chi gestisce le cose di voler comunque continuare a guadagnare come prima che i tiratori erano il triplo, vi sono situazioni di obiettivo disagio legate al fatto che buona parte degli impianti sono costantemente minacciati di chiusura (per vari motivi) e di conseguenza chi li gestisce non è minimamente attratto dall’idea di investire i propri guadagni (sempre definiti “modesti”…) in attrezzature, macchine lanciapiattelli, panchine, tettoie e “phono-pull” nuovi!
Così, i piccoli campi “a gestione familiare” –quelli dove fino a pochi anni fa abbiamo trascorso intere domeniche con 50.000 lire, compreso il pranzo- vanno chiudendo e si salvano soltanto i grandi impianti (meno male, almeno loro…), dove quasi tutto funziona e ci sono pure saltuari investimenti per migliorare i servizi, ma una serie di piattelli di prova costa sei euro, un’elica 1.80 e un pacco di buone cartucce da 24 grammi 5 euro!
Ovviamente, tutte le parti in causa hanno le loro buone ragioni per sostenere gli irrefrenabili aumenti dei costi di gestione, ma sta di fatto che per molti Praticanti (quelli senza pretese di andare alle Olimpiadi ) il “giochino” è diventato insostenibile e –senza drammi né clamori, bensì molto dignitosamente- se ne solo allontanati seguendo il motto che, in fondo, “si può campare anche senza sparare”.
Il Tiro a Volo sta tornando ad essere una “nicchia nella nicchia” per gli amanti delle armi lunghe a canna liscia e non più un’attività popolare aperta a tutti, come invece è stata per pochi decenni sul finire del secolo scorso. A breve, si torneranno a vedere in pedana soltanto appartenenti a categorie umane gratificate dalla fortuna e che possono permettersi di spendere senza problemi mille euro (se bastano…) per una gara di due giorni all’Elica lontano da casa.
Di contro, il costo del fucile –di cui tanto ci si lagna- viene ad essere la voce meno incisiva di tutto l’”ambaradam”: infatti, prima di tutto ne serve uno e non cinque o sei, come fanno taluni; poi, se ben tenuto e lubrificato ogni volta che lo si è usato, un buon fucile dura veramente una vita, a fronte delle poche migliaia di euro che ci è costato (certo, farebbe più effetto leggere “8 o 10 milioni di lire”!). Altre, purtroppo, sono le spese che hanno scoraggiato molti praticanti, inducendoli a disertare le Pedane per altre attività ludiche.
Queste modeste considerazioni non vogliono essere demagogiche e, tanto meno, “populistiche” ma mi sono state indotte da talune affermazioni che mi è capitato di sentire recentemente sui Campi di Tiro da parte di anziani appassionati “benestanti”, in località e situazioni diverse.
Uno, davanti al bancone del bar nella “club-house”, col fare di chi conosce tutto della vita ed è stato talmente abile da districarsi così bene nei suoi meandri tanto da uscirne arricchito, ebbe a sentenziare: “Bisogna finire di pensare di vincere per prendere i soldi! Il tiro è un divertimento e i divertimenti si pagano… Al Campo i soldi si vengono solo a portare!”.
Un secondo, non meno vecchio e non meno “paragnosta” dell’altro, allorché –un venerdì pomeriggio- gli stavo confidando i miei timori che la Grande Gara sarebbe per me iniziata troppo presto l’indomani mattina, in quanto sarei dovuto prima passare in ufficio per volontà superiore, mi rispose: “Senti amico… Questo è uno sport per chi non lavora e ci ha i soldi!” poi rise a lungo, come se avesse detto una cosa divertente.
La cosa triste è che entrambi, sia pure separatamente, hanno testimoniato la medesima verità!

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC