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IL CALCIO (IN FACCIA) DEL FUCILE
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Nel mirino del grillo
(croce e delizia per il Tiratore…)


15/06/2007 - ore 21:57

Il calcio del fucile rappresenta, nella pratica del Tiro a Volo, la parte dell’attrezzo cui viene attribuita la maggiore importanza e che riceve tutte le “cure” necessarie sia dal neofita, sia dal Campione.
Ovviamente, quando si incomincia a frantumare qualche piattello a serie, si è presi dalla smania di romperne ancora di più e –non potendo modificare nulla delle canne o delle altre parti metalliche- ecco che il “ventre molle” del sistema-fucile diventa il calcio.
Il Tiratore difficilmente riesce ad ammettere che gli errori costanti di puntamento, traiettoria, anticipo e sparo sono riconducibili “al manico” e –anche a riconoscerlo- avendo difficoltà a cambiare il “braccio”, finisce per cambiare appunto il calcio.
In taluni casi, prima di sostituirlo, c’è la fase preliminare (cosiddetta del “massacro”) in cui il tiratore comincia a fare piccoli aggiustamenti in proprio sul legno. Basta avere in garage una morsa gommata e qualche attrezzo da falegname e la festa comincia: una limatina qui, una raspatina là, una botta di carta smeriglio al nasello… Per poi finire inevitabilmente con sega e frullino, fin quando il calcio non sia ridotto uno stuzzicadenti che non andrebbe più bene neanche al “Nano Curiè”. A quel punto diventa inevitabile munire l’attrezzo di un altro legno che sia adatto e si cerca di trovarlo usato e “giusto”. La cosa è più facile a dirsi che a realizzarsi , anche se su tutti i Campi del Regno c’è un fiorente mercato di calci intercambiabili usati per i più noti modelli di fucile da tiro, a prezzi stracciati.
La spesa sarà poca ma il risultato frutterà ancora meno, talché –dopo alcune settimane di passione- si perverrà alla conclusione di far realizzare un calcio “su misura”. Da questo momento in poi inizierà per l’interessato un’interminabile “via crucis” che lo farà pentire amaramente di varie cose, tra le quali l’aver iniziato la pratica del tiro a volo, tralasciando il gioco delle bocce e “maledetto il giorno in cui mi sono messo a piallare e scartavetrare il calcio che ci avevo prima…”.
Andando -con quel che resta del fucile- dal solito “Mastro Geppetto” al Paese dei Balocchi nella speranza di uscirne dalla bottega “miracolati”, si farà inevitabilmente un’ulteriore esperienza (assai formativa) che consiste più o meno nell’offerta di un calcio ivi giacente da tempo, “ancora da rifinire”, che era stato preparato per un cliente –poi emigrato definitivamente in Australia o fuggito in Brasile con un viàdos- che aveva nostre identiche caratteristiche fisiche… Certo su quello ci potrebbe fare un buon prezzo, dal momento che è già quasi pronto!
Se la mossa riesce e il calcio del “sosia” viene acquistato, il tiratore avrà soltanto allungato di qualche mese il percorso delle proprie sofferenze; dopo numerosi tentativi di adattamento sul campo -con conseguenti lividi sulla spalla, guancia gonfia e punteggi “a picco”- si risolverà a recarsi da un altro “scienziato del legno” per commissionargli un calcio preciso alle sue misure antropometriche faticosamente ben individuate, con l’aiuto di conoscenti e di altri “praticanti” delle pedane. Di solito, ci si presenta da quest’altro in laboratorio -dopo aver fatto molta strada- con tanto di disegnino stilizzato e freccette con i vari numeri in millimetri, realizzati al computer. Osservato distrattamente il foglietto, l’”artigiano” –con gli occhiali sulla punta del naso- sentenzierà: “Se le facessi un calcio con queste misure, lei non romperebbe più un piattello…”.
Allora, il tiratore –dopo una timida resistenza e con le lacrime agli occhi- si rassegnerà a far realizzare il calcio con le misure che gli andranno bene a detta del “maestro”, non prima di avere scelto a tal fine un ciocco di “legno di cocco” che pagherà per “radica di noce sceltissima turca” ed aver lasciato un consistente acconto, per invogliarlo a terminare il lavoro prima dei tre mesi preventivati. Altre affermazioni ricorrenti del “maestro” in questa circostanza sono: “In questo periodo sono pieno di lavoro… Entro la prossima settimana devo finire tre calci per i Tiratori della Nazionale che vanno in Guatemala per il Campionato del Mondo” oppure: “Prendo impegno con lei solo perché mi è stato indirizzato dal mio amico Tal dei Tali a cui non posso dire di no…” od anche: “Ciocchi come questi lei non li trova neanche nella stanza dei legni alla Perazzi!” e così via.
Intanto non basteranno un migliaio di euro per realizzare il calcio dei sogni e (ovviamente, già che ci siamo) anche l’asta, che così prenderà lo stesso colore, caldo e marrone-rossiccio, finito a “true-oil” come commissionato.
Una serie concomitante di impreviste difficoltà e la distanza che separa dalla bottega del “maestro” faranno sì che i tre mesi previsti passeranno comunque e quando il tiratore si recherà finalmente a saldare il conto, il più delle volte –montati i legni sul fucile- li troverà di colore giallo carico con le venature nere in evidenza e col calciolo in gomma rossa, a formare uno stridente contrasto cromatico.
Sulla via del ritorno, si fermerà speranzoso sul primo Campo utile e farà un paio di serie di prova con l’attrezzo “risistemato”, realizzando un 37 su cinquanta da paura!
Giunto finalmente a casa, copia del disegno alla mano, il nostro procederà ad un’accurata serie di verifiche strumentali per poi constatare che le misure del calcio appena preso sono identiche a quelle del calcio originale che aveva a suo tempo comprato col fucile, poi scientificamente “massacrato”…
Tale presa di coscienza sarà per lui tanto dolorosa, quanto beffarda. Sconfortato, vinto, battuto dal destino cinico e baro appostato dietro l’angolo come un brigante di strada, se ne andrà a letto senza forze e con una sola idea fissa che gli impedirà di prendere sonno: occorre quanto prima cambiare fucile!
Per la serie: “Un giorno questa sporca guerra finirà…” (dal film “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola).

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Il "grillosaggio" spara RC