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L’ORA DELLE NOTTOLE
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Nel mirino del grillo
(quando eravamo poveri, ma padroni del nostro tempo…)


30/06/2007 - ore 19:51

In estate, chiusa la scuola, si stava in campagna per mesi interi ad aiutare i parenti nelle fatiche dei campi e ad attendere l’apertura della caccia. L’ultima domenica di agosto rappresentava per tutti un traguardo, dopo le fatiche della mietitura e della trebbiatura, in vista di dover nuovamente arare i terreni per il nuovo raccolto dell’anno successivo. Non c’erano grandi passatempi all’epoca nei paesini dell’Umbria e la macchina era un “lusso” che solo poche famiglie si potevano permettere; si conduceva così una vita stanziale e gli spostamenti erano per lo più dettati da necessità.
Però in ogni casa c’erano dei fucili appesi al chiodo, taluni ancora ad avancarica e di piccolo calibro, utilizzati per tirare “a fermo” a passeri e fringuelli che si buttavano la sera “al patollo” sugli olmi dietro casa.
Per lo più, si vedevano doppiette a cani esterni e qualche raro automatico “a mollone”, che però erano più le volte che si inceppava che altro, soprattutto con le cartucce di cartone che avevano preso umidità.
Ai ragazzi meritevoli, dopo una giornata di lavoro, era consentito di maneggiare –con ogni cautela e raccomandazione- i fuciletti monocanna cosiddetti “da capanno”. Si trattava quasi sempre di un vissuto pieghevole “Beretta” in cal. 24, sbilanciatissimo all’indietro e con la canna “camolata” ma ai ragazzi neanche sparare con un “COSMI” avrebbe fatto lo stesso effetto!
Il problema non era tanto la disponibilità dell’attrezzo, bensì le cartucce che certo all’epoca non abbondavano per nessuno e sprecarle era ritenuto un peccato vero. Tuttavia, con cento lire, si potevano comprare ben tre cartucce da capanno di piombo n.10, caricate in rossi bossoli di cartone che recavano impressa la testa di un cane. Certo, bisognava pedalare nel caldo pomeriggio fino alla bottega –distante alcuni chilometri- dove si vendeva di tutto, anche le cartucce e tornare indietro in tempo per “l’ora delle nottole”.
Quest’ora veniva ogni sera quando il sole era sceso dietro la collina e prima che subentrasse la completa oscurità: in quel preciso momento e per una decina di minuti le nottole uscivano in volo bizzarro dalle fessure delle antiche mura delle case e da sotto i coppi dei fienili per lanciarsi –sfarfallando cieche- a catturare insetti, guidate dal loro infallibile sistema radar.
Sull’aia aperta verso l’orizzonte, inquadrando lo spazio di cielo a contrasto con lo scuro delle colline intorno, si potevano seguire le loro evoluzioni e la soddisfazione della giornata era colpirle, cosa che raramente avveniva.
Così, col “24” tra le mani, poco tempo a disposizione e ancora meno cartucce, si tentavano dei tiri all’imbracciata sulle minuscole nottole che roteavano senza un criterio a pochi metri in uno spicchio di luce, nel “lusco e brusco”…
Si era bravi se si riusciva a prenderne una; colpirne due era per i migliori, ma tre su tre capitò solo una volta! Intanto, faceva subito buio e da casa vociavano che era ora di rientrare per la cena, non senza commentare come fosse uno spreco di cartucce tirare alle nottole che “manco si mangiavano”.
Allora si portava in cantina il fuciletto e si andava a tavola, commentando con gli adulti le nostre imprese sulle povere nottole, che non si vedeva neanche dove cadevano allorché colpite in volo e la mattina dopo non c’erano più, portate via da gatti famelici nella notte…
Dicono che abbiano ali di membrana trasparenti e corpo peloso con testa di lupo e denti aguzzi, il tutto nella dimensione di una noce: mai viste da vicino eppure tanto attese sull’aia in quei momenti magici di transizione in cui il sole morente cade come un macigno, lasciando il posto alle tenebre.
La sera che ne colpii tre, verificate le testimonianze oculari dei coetanei, a tavola lo zio mi disse che se continuavo a sparare così anche alle nottole avrei preso il “vizio del tiro” e la cosa mi turbò molto, temendo che fosse un’altra di quelle cose che mi piacevano e che però facevano diventare ciechi…
Meno male che ancora ci vedo!

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