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FINCHE’ C’E’ VITA, C’E’ SPERANZA…
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Nel mirino del grillo
(linfa nuova al mondo del Tiro grazie ai pensionati)


07/07/2007 - ore 14:08

Se è vero che per praticare bene il Tiro a Volo bisogna non lavorare ed avere soldi da spendere, chi meglio dei pensionati benestanti può dedicarsi al nostro amato sport?
Infatti sono sempre più frequenti in pedana coloro i quali –dopo una vita di onesto e proficuo lavoro, fatta la debita fortuna- decidono improvvisamente (e spesso per caso) di cimentarsi nelle varie discipline trascorrendo sui Campi del Regno le loro domeniche, magari accompagnati dalla signora, dal cane al guinzaglio e –perché no- anche dal nipotino. Quindi, paradossalmente, la “linfa nuova” al mondo del Tiro viene non dagli adolescenti (sovente impegnati in altre attività ludiche ben più stimolanti), bensì dagli ultrasessantenni dotati, appunto, di tempo e soldi, che si prefiggono di diventare Tiratori, senza aver mai preso in mano prima un fucile in vita loro.
Si tratta quasi sempre di persone timide e garbatissime, timorose di mostrare agli altri le loro inevitabili difficoltà tecniche ed attente a tutto ciò che gli “esperti” fanno e dicono.
Per i gestori degli impianti, meno male che ci sono loro! Infatti arrivano presto la domenica mattina e si mettono a fare serie di prova una dietro l’altra, comprano le cartucce all’armeria del Campo (e non se le portano da casa, come fanno quasi tutti i “giovani”), consumano colazioni al bar e pranzano al ristorante della “club-house”, insieme a familiari ed amici, per poi ricominciare a sparare dopo un pisolino sulle sdraio dell’impianto.
Inoltre, dovendo dotarsi praticamente di tutto, questi frequentatori rappresentano i clienti ideali che qualsiasi “armiere di campo” vorrebbe numerosi. Poi, se in armeria non si trova tutto quanto desiderato, comincia il libero mercato dell’usato con gli altri Tiratori, magari più esperti e smaliziati… Così, molti “catenaccioni” trovano un nuovo padrone e qualche “arma impropria” viene ceduta all’attempato neofita come la panacea per frantumare più dei consueti 16-18 piattelli a serie o qualche elica di prova in più. Essi tendono a fare “comunella” soprattutto fra loro e si confidano a vicenda i progressi conseguiti e gli accorgimenti adottati per “rompere un piattello in più”.
Tuttavia, spesso commettono l’errore di cominciare a chiedere in giro dettagli tecnici sull’impostazione in pedana o sulle cartucce, ricevendo inevitabilmente dai numerosi “scienziati” presenti risposte diverse al medesimo quesito oppure indicazioni concrete che però non riescono ad attuare per inesperienza e, quindi, scartano come inattendibili. Capita, quindi, che l’iniziale confusione, che regna nella mente di chiunque inizi a praticare una qualsiasi attività tecnica, finisca per accrescersi, unitamente alla convinzione che nessuno ti può dare una mano a sparare meglio, se non te stesso (che, poi, è quasi la verità…).
Col passare dei mesi in pedana, a forza di impegnare sabati, domeniche e giovedì pomeriggio sui campi equipaggiato di tutto punto, il nostro “Veterano Nato” si stanca di continuare a fare il “neofita” e così inizia ad atteggiarsi pure lui ad “esperto” (come se già ce ne fossero pochi a possedere la Verità…) e –superata l’iniziale timidezza- si imbarca con gli astanti in discettazioni di natura balistica e tecnica imperniate su peso, lunghezza e strozzature delle canne, velocità di combustione della polvere ed utilità del fondello “tipo 4” in una cartuccia, consistenza e peso specifico delle fibre del legno nel calcio e così via, il tutto supportato da letture notturne di riviste del settore (anche in lingua inglese, trattandosi di gente acculturata…), che sfociano in conclusioni talvolta azzardate e di scarsa utilità pratica.
Comunque, fin qui tutto bene, trattandosi –come detto- di persone corrette ed educate, che finiscono per destare simpatia e quasi ammirazione per la passione e lo zelo delle loro asserzioni, nonché per l’innegabile impegno nel cercare di conseguire risultati accettabili in pedana.
I guai –per loro, s’intende- cominciano quando si mettono in testa di modificare il fucile per adattarlo alle loro esigenze e –trovando chi gli da corda- si imbarcano in varie operazioni tecniche che renderanno ben presto l’attrezzo inservibile allo scopo e saranno costretti a cambiare arma, sempre per la gioia dell’armiere da cui si servono o del “collega di pedana” che si deve sbarazzare di qualche “debito da rastrelliera”. Avuto il nuovo fucile, essi ricominceranno ben presto a modificarlo nelle sue varie componenti ed andranno avanti così, continuando a sparare sempre “benino” o “maluccio” ( a seconda dei giorni) e certamente divertendosi più di tanti altri, che invece scendono in pedana con la ferma intenzione di portare a casa un prosciutto o l’uovo di Pasqua!
Una caratteristica che accomuna tutte le “vocazioni adulte” del Tiro a Volo è la certezza di stare facendo la cosa giusta, anche quando rompono 16 piattelli a serie o quattro eliche su dieci.
Non serve dare loro modesti suggerimenti e tanto meno consigliarli o sconsigliarli: anche se sono stati loro stessi a porre un quesito tecnico, avuta la risposta, faranno comunque di testa loro, sotto gli occhi di chi li aveva poco prima diversamente indirizzati e continuando a fare zeri.
Non sono, infatti, interessati a conoscere come stanno veramente le cose in pedana per gli altri, ma cercano soltanto conferme alle loro convinzioni balistiche, sottoposte comunque a costanti sperimentazioni e revisioni.
Così facendo, essi giungono più spesso di quanto si creda ad asserire verità che Tiratori esperti non hanno mai preso in considerazione ed anzi sorridono quando sentono affermazioni del tipo: “Rompo meglio le eliche con le cartucce da 28 gr. da piattello, che non con quelle da 36 grammi” oppure “ Ho fatto segare dieci centimetri di canne al fucile che adesso è più leggero e maneggevole” od anche “Voglio far togliere la bindella e lasciare solo il mirino rosso fosforescente: con la bindella mi sembra che, una volta imbracciato, le canne siano inclinate a sinistra…” e via dicendo.
Certamente –dal loro punto di vista- hanno ragione e almeno si divertono e portano soldi ai Campi, senza dare fastidio a nessuno. Risultano comunque gradevoli e non come quel “T.F.S.” (“Tiratore Fenomeno Speciale”) che, passando, ti afferra per un braccio mentre stai andando in pedana e ti dice a bruciapelo:
“Lo sai che domenica a Montecastrilli ho fatto 49 e sono usciti due 50? Pensa te! Con 49 poco manca che non salivo sul podio e perdevo…” e poi subito si allontana per andare a raccontare la stessa storia a qualcun altro, senza neanche averti detto “buongiorno”.
Coraggio, dunque, attempati frequentatori delle pedane e “vocazioni tardive” del Tiro a Volo, non mollate: le speranze (economiche) dei Gestori dei Campi sono riposte in voi!
In bocca la lupo!

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC