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INCONTRI RAVVICINATI….
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Nel mirino del grillo
(varia umanità sui Campi di Tiro)


09/09/2007 - ore 10:01

La rievocazione dei “TIPI DA CAMPO” (come da brano del 4 agosto scorso) è davvero inesauribile e degna di essere condivisa: proverò ad andare a ruota libera trattando di “Tizi”, per non offendere nessuno.

Ogni volta che vedo un carro-officina di un qualche artigiano al margine del Campo, mi torna alla mente quella volta d’estate in cui –in occasione di una grande gara- un tizio conosciuto di vista si presenta al calcista (peraltro indaffaratissimo) e gli chiede con urgenza di “sbassargli” di qualche millimetro il calcio dal nasello al tallone perchè fra meno di mezz’ora sarà chiamato in pedana.
Il bravo artigiano acconsente per pura cortesia , data la presenza di altri clienti in attesa del loro turno, e si mette a dare di lima e di carta-smeriglio sul dorso del calcio di uno stupendo Beretta “SO4” che è quasi un peccato toccare. In meno di un quarto d’ora il lavoro è eseguito a regola d’arte.
Il tizio imbraccia un paio di volte l’attrezzo, pare gli vada bene, manco ringrazia e si allontana bofonchiando: “Ci vediamo dopo, chè adesso devo andare a sparare!”
La giornata trascorre e Mastro Geppetto, fra tanta confusione, si dimentica del tizio impaziente del mattino. Infine, a buio, si presenta un signore dall’aspetto a dir poco contrariato con in mano il sovrapposto scartavetrato e gli chiede a bruciapelo come mai abbia modificato il calcio al “suo” SO4…
Date le necessarie spiegazioni, il calcista si sente dire: “Macchè… E’ che intendo vendere questo fucile e così stamattina l’ho prestato ad un tizio che si era detto interessato all’acquisto! Ci ha anche sparato, ma poi è scomparso lasciandomi il fucile in Armeria… E mi ci ha fatto pure piallare il calcio, ‘stò animale!”.

Un secondo tizio si invaghisce di un pregiato fucile da tiro che non gli appartiene e allora comincia a corteggiarne il proprietario. Lusinghe, complimenti, richieste di prove estemporanee nei momenti più inopportuni in giornate di gara, caffè e colazioni offerte (senza essere accettate) ad ogni incontro domenicale, inviti a caccia per la prossima stagione venatoria e altre simili iniziative volte a guadagnare la disponibilità del padrone dell’oggetto dei desideri. Questi, però, resiste anche perché il tizio è di braccio corto e –oltre a volere ciò che desidera- gradirebbe pure pagare poco il fucile o, meglio ancora, fare una permuta. Chiaro che a queste condizioni il proprietario non si dimostri entusiasta!
Tuttavia, dopo alcuni mesi di batti e ribatti, tra i due viene in qualche modo trovato un accordo e lo scambio degli attrezzi si concretizza, finanche con un piccolo conguaglio.
Tutto è bene quel che finisce bene, penserete voi…. Manco per il “volatile”!
Dopo circa un mese, il pisquano si ripresenta con l’aria affranta dalla sua vittima e con faccia di latta (per non dire altro) che gli è tipica comincia a elencare una serie di problemi intervenuti, per poi concludere: “Insomma, senti! Mi dispiace, ma con questo tuo fucile non mi ci trovo proprio… Ho provato e riprovato, avrò sparato una trentina di serie da quando l’ho preso, ma non riesco a fare neanche venti! Non è che per caso te lo riprenderesti e mi ridai il mio, che mi ci trovavo tanto bene?”.

Domenica mattina sull’impianto dove si spara all’elica si fanno quasi sempre tiri di prova.
Per non far correre troppo i ragazzi addetti alla ricarica delle cassette o comunque per guadagnare tempo se ci sono le macchine automatiche, il tiratore di turno si spara tutte le cinque eliche di seguito. Per tale motivo questo giochino è anche detto ”a scassettare” e consente di sparare un gran numero di eliche a prezzo ridotto nell’arco della mattinata.
Una giornata di quelle dedicate a “Santa Seconda”, grazie anche alla completa assenza di vento, riesco a tenere dentro tutte le eliche per tre o quattro serie, ma faccio almeno due seconde canne su cinque (in un caso addirittura quattro!).
Mi sembra una buona cosa, perché nel tiro all’elica il secondo colpo è veramente aleatorio e, talvolta, inutile dal momento che poi il bianco testimone finisce comunque oltre la rete… Quindi sono veramente soddisfatto: alla venticinquesima elica ho totalizzato soltanto tre zeri assoluti e parecchie “seconde canne”, che comunque non ho contato.
Esco soddisfatto dalla pedana (peraltro senza vantarmi di nulla, né assumere atteggiamenti indisponenti come taluni fanno quando sono in giornata buona, rivolgendosi agli astanti…) col fucile aperto in spalla e lo sguardo a terra, quand’ecco un immancabile tizio (di quelli che rompono al massimo due eliche su cinque) mi si accosta con l’aria preoccupata e a bassa voce se ne esce: “Ma dimmi, “grillo”… Com’è che fai tutte queste seconde canne?”
Lo guardo in faccia e capisco che fa sul serio: le mie miracolose “seconde” di quel giorno ai suoi occhi erano state sintomo di un calo di prestazione, di uno “sbraco” tecnico, insomma di un difetto reiterato!
Rispondo: “Ti confiderò un segreto… Faccio tante seconde canne perché non le prendo di prima. Comunque, d'ora in poi gli tirerò direttamente la seconda!" e mi allontano verso la macchina, lasciando il pisquano a decifrare l’arcana risposta.
Da quel giorno il tizio non mi ha chiesto più nulla e mi saluta a malapena. Voi potrete ben capire quanto ciò mi addolori...

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Il "grillosaggio" spara RC