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IL QUARTO AMORE
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Nel mirino del grillo
(nella vita non bisogna mai smettere di innamorarsi)


16/12/2007 - ore 21:32

Un sabato mattina di dicembre, in una delle giornate più fredde degli ultimi anni, Paolo Clerici –tiratore cinquantenne che aveva già combattuto e perso tutte le battaglie sui Campi di Tiro del Regno- partì da solo per recarsi in provincia di Arezzo, inseguendo un sogno.
La strada era buona e poco trafficata, anche se il segnalatore della temperatura esterna sul cruscotto non smetteva mai di lampeggiare indicando zero. Uscito al casello di Arezzo in anticipo sull’appuntamento e ancora col sole, forse per l’emozione e l’ansia di ciò che lo attendeva, si perse tra i campi gelati di brina nel tentativo di trovare l’impianto che gli avevano segnalato, mentre il cielo si faceva plumbeo. Quando finalmente giunse al luogo dell’incontro –minuziosamente preparato con lunghe telefonate nelle settimane precedenti- iniziava a nevicare con radi fiocchi che il vento portava sugli occhiali e nelle orecchie.
Il Campo aveva poche presenze; solo una ciarliera comitiva di turisti stava facendo una serie di prova e palesemente non vedeva l’ora di finire per andarsene da qualche altra parte.
Non conoscendo la persona che l’attendeva, non la vide subito ed anzi temette che –per un motivo qualsiasi- avesse avuto qualche impedimento: questo solo pensiero già lo faceva star male! Ma ecco venirgli incontro un distinto signore che riconobbe subito dalla voce. “Finalmente, dr. Clerici! E’ un vero piacere conoscerla di persona…” disse questi. “Ha fatto buon viaggio? Io sul tratto appenninico ho trovato il ghiaccio.”
Potevano sembrare convenevoli di rito, ma fra i due appassionati si era già stabilito un rapporto piacevole attraverso il telefono che faceva ben sperare per un’amicizia futura. Del resto, entrambi avevano un motivo più che valido per essere lì in quella circostanza, con la neve che infittiva e che faceva temere per il ritorno a casa in autostrada.
Per non far sapere i fatti loro a chi era al calduccio nella “club house”, i due si appartarono e aperto il cofano della macchina, l’uomo del Nord ne tirò fuori una valigetta nera che aveva combattuto molte battaglie per il mondo e recava ancora i segni e i sigilli di remote dogane. L’aprì lentamente a mostrare il tesoro che conteneva: un sovrapposto Beretta “SO4” in ottime condizioni e ancora tutto originale, nonostante i suoi venticinque anni!
Clerici aveva le mani gelate -nonostante i mezzi guanti di lana da vecchio tiratore- e non solo per il freddo. Portata la valigetta al riparo sotto la tettoia della pedana deserta, chiese il permesso di montare il fucile e l’imbracciò nel vuoto, mirando ai fiocchi di neve. Fu come abbracciare un vecchio Amico! Le pieghe erano ancora quelle originali del calcio “standard” della casa produttrice e sulla coccia era incastonata (anche se un po’ scurita dal tempo) la medaglia d’argento con il logo di tre Olimpiadi. Le venature scurissime del calcio emanavano calore in quella giornata tetra e grigia, mentre la brunitura semi-lucida della canne appariva intatta. Lui non poté resistere e chiese di poter provare –con quel tempo infame- una serie al piattello.
In segreteria lo presero per matto, ma tanto le macchine erano automatiche e una volta inserita la scheda, l’impianto faceva tutto da solo.
Così, con piattelli velocissimi che saettavano sullo sfondo del grigio più cupo, con la neve che il vento per fortuna allontanava verso la Fossa e il proprietario del gioiello che guardava la scena alle spalle, congelato e con i capelli scarmigliati, colpo dopo colpo Clerici frantumava gli arancioni bersagli con una naturalezza che pensava di aver perduto da tempo. Qualche “lametta”, due o tre seconde canne miracolose nel vento, addirittura un “pezzo e pezzetto”… Tutto come ai vecchi tempi fino in fondo alla serie e oltre, visto che continuava a cercare di far uscire i piattelli anche quando la macchina si era giustamente bloccata!
“Questo è il fucile della mia vita!” sussurrò Clerici a sé stesso, ma anche l’altro lo sentì.
“Siamo qui per questo…” rispose pronto. “Basta che ci troviamo d’accordo. Comunque, complimenti: ho spesso pensato che questo fucile non fosse adatto per il Piattello. L’ho sempre usato al Piccione, in quanto ha le canne leggere e la strozzatura di tre stelle sulla prima canna…”
“Va bene, va bene…” lo interruppe distrattamente Clerici, ormai (ancora una volta) perdutamente innamorato. “Mettiamo via questo gioiello, che non abbia a bagnarsi e poi andiamo dentro che le scrivo l’assegno.”
“E’ un piacere fare affari con lei, Clerici” fece l’altro. “Dalle nostre conversazioni, mi ero fatto l’idea che fosse un osso più duro…”
“Lei si è mai innamorato a prima vista?”
“Sì, tante volte…”
“Allora mi potrà capire!”
“Certo. E non mi approfitterò di un uomo innamorato. Ci tengo anch’io che le mie cose vadano in mano a chi le sa apprezzare.”
“Non mi era mai capitato in tanti anni di comprare un fucile sotto la neve…” esclamò Clerici ed entrambi sorrisero divertiti.
“Andiamo, prima che la strada diventi impraticabile” disse risoluto l’uomo del Nord.
Si scambiarono i dati e presero a darsi del tu senza neanche accorgersene, come capita tra Amici.
Entrambi avevano premura, chi per il viaggio di ritorno e chi per l’ansia di andare a provare il fucile sulle Eliche, in una gara pomeridiana che si sarebbe svolta a trecento chilometri di distanza da quel luogo incantato, così irreale e ovattato, nel quale si erano trovati.
Ultimati gli adempimenti burocratici, si lasciarono con un abbraccio sul piazzale deserto del Campo di Tiro; fatti pochi passi in direzioni opposte, come se si fossero chiamati, entrambi si voltarono e l’uomo del Nord con naturalezza disse piano: “Trattamelo bene…” poi si girò di scatto, diretto alla macchina e scomparve nella neve sempre più fitta.
Paolo Clerici rimase fermo, con la valigetta in mano e il cuore in gola, felice come un bambino a cui sia stata regalata la bicicletta. Non si decideva ad andarsene, nel timore di turbare l’incanto di quei momenti che avrebbe voluto dilatare all’infinito. Lo vennero però a chiamare dal bar: “Venga dentro! Che fa lì sotto la neve? Si vuole prendere un malanno?”
“Grazie, grazie. Va bene così…” fece lui. “Tanto sto andando via. Devo tornare a……”
“Buon viaggio, allora” e si richiusero nel tepore asciutto della “club house”, dove era già quasi ora di pranzo.
Ma lui non aveva fame, né freddo e né altro; salito in macchina, avviò subito il motore e partì rombando tra schizzi di fango e nevischio, ripromettendosi di guidare con prudenza ma cedendo all’altra sua passione per la guida veloce e le macchine potenti, che tante volte lo aveva fatto rischiare inutilmente.
Fu così che nella sua lunga vita di Tiratore, il “grillo” entrò in possesso del suo quarto “SO4”, giurando a se stesso che non lo avrebbe mai dato via a nessun prezzo, come peraltro aveva sovente proclamato anche per i tre precedenti, di cui aveva ormai perso irrimediabilmente le tracce.

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Il "grillosaggio" spara RC