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MEMORIAL
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Nel mirino del grillo
(le persone giuste non restano mai in debito…)


06/01/2008 - ore 20:04

La nostra amica Tiratrice era venuta a mancare dopo una lunga malattia, che l’aveva improvvisamente allontanata dai campi di tiro, dove non tornò mai più.
Per tutti quelli che l’avevano conosciuta, parlarne bene era sin troppo facile e scontato. Così si preferiva stare zitti e far finta di nulla –come spesso accade in questi casi- anche se sembrava impossibile che alla fine di certe Riunioni di cartello all’Elica non fosse anche lei sul podio delle “lady”, come per anni ci aveva abituato a vederla, sorridente e timida, col meritato trofeo tra le mani, mentre offriva la sua signorile bellezza ai fotografi.
Persona estremamente riservata, garbata con tutti, scevra da ogni atteggiamento di supponenza o di alterigia, non era difficile provare un’innata simpatia per lei, anche da parte di chi la conosceva appena.
Per me era una persona speciale e nelle volte che ci incontravamo sui vari Campi del Regno, mi intrattenevo sempre a parlare con lei, sia pure per pochi minuti, e le consigliavo queste o quelle cartucce (a seconda della giornata e del tempo), spesso facendogliene omaggio per indurla a provarle. Lei accettava sempre di buon grado e mi diceva poi la sua impressione sulla resa balistica, il rinculo, le modalità di rottura dei bersagli… Parlare di queste cose con una donna (competente) era per me entusiasmante e i discorsi finivano spesso al bar della “club-house”, dove assolutamente pretendevo di offrire la consumazione, di vero cuore e la cosa più bella sarebbe poterlo fare ancora.
Dopo la sua scomparsa certe giornate sui Campi non erano più le stesse, ma si continuava comunque a sparare come se nulla fosse accaduto come –forse- è giusto che sia.
In quel periodo, per motivi indipendenti dagli altri, mi ero comunque allontanato dall’Elica per praticare –con scarsi risultati- altre discipline che permettevano di sparare di più nel poco tempo che avevo da dedicare al mio passatempo domenicale. Così, involontariamente, avevo anche trascurato di frequentare il Campo dove contavo qualche amico vero.
Uno di questi, improvvisamente una sera mi chiama al telefono e mi avverte che era in programma –di lì a un paio di settimane- il “MEMORIAL” in onore dell’amica, ormai scomparsa da oltre un anno, che sarebbe stata ricordata con una grande gara dal “montepremi” non usuale e relativo trofeo.
“Ricordo che la conoscevi bene” fa l’amico. “Ti ho voluto avvisare per tempo, sperando che anche tu sarai presente. Anche se saranno tre mesi che non vieni al Campo….”.
Imbarazzato, ringraziai e risposi che avrei fatto il possibile per partecipare, ma solo per onorare la memoria dell’amica, senza alcun altra velleità o speranza.
La mattina della gara arrivai presto sul Campo e non volli fare neanche un’Elica di prova. Avevo preso con me, quasi meccanicamente, la consueta valigetta col fucile da “Fossa”, con canne lunghissime e pesanti e un calcio dritto come una spada! Ma tanto, per i risultati che dovevo fare…
Mi iscrissi fra i primi, perché c’erano da fare una quindicina d’Eliche su cinque campi. Alla chiamata mi vennero a cercare perché ero impegnato nei convenevoli con amici e conoscenti; in pedana cominciai a frantumare i miei bersagli, contento soprattutto per essere riuscito a partecipare in quell’occasione. Senza quasi rendermene conto andavo avanti senza zeri; con naturalezza (e qualche fortunosa seconda canna) arrivai in fondo “immune”.
Iniziò allora una lunga attesa (erano appena le 11.00 del mattino), costellata di pensieri, ricordi, speranze e dai complimenti di alcuni “amici” che ostentavano senza riguardi il loro stupore (per non dire “incredulità”) circa il mio risultato, da loro definito un “miracolo”.
La giornata si trascinava pigramente, compresa una lunga pausa per il pranzo, che ci condusse alla Finale, alla quale erano giunti non più di una ventina di Tiratori.
Col bel sole di giugno alle spalle, ci apprestammo sul Campo centrale per quella che era la vera gara, anche se tutti eravamo già matematicamente a premio. Con estrema lucidità riuscii a frantumare le mie prime tre Eliche, poi le seconde tre, mentre altri si perdevano irrimediabilmente per strada al “primo zero”. Dal “gabbiotto” facevano di tutto: aumentarono i giri delle macchine, fecero arretrare i finalisti, continuavano a chiamare con l’altoparlante, ma io ero solo e non sentivo nulla. Non mi interessava neanche a quanti giri fossero sganciate le Eliche, che saettavano come piattelli verso la rete a fondo-campo. Ad un tratto, mi si accosta un tizio e mi propone di dividere…
“Cosa?” chiedo io, come se fossi in attesa alla fermata dell’autobus.
“Il premio… Vuole dividere? Siamo rimasti in quattro…”
Mi guardai intorno e mi resi finalmente conto che ero uno dei quattro che ingombravano il retro pedana del campo centrale, mentre il folto pubblico era assiepato in silenzio a debita distanza.
“Certamente… Dividiamo!” esclamai come se parlassi per conto di altri.
Appena la divisione fu annunciata dall’altoparlante e si continuava a sparare per il trofeo, uno dei tre fece subito zero e uscì di scena.
I due avversari ancora in gara erano blasonati e uno era stato per due volte Campione del Mondo della Specialità. Ma, in quel momento, non temevo nulla e affrontai le ulteriori tre Eliche sbagliando però la seconda che mi dissero poi essere stata un “pollastrone”, cioè pure facile!
Il “Bi-Campione” fece pure lui zero appresso a me, mentre il terzo Tiratore colpì i tre suoi bersagli, vincendo gara e trofeo.
Allora proposi al “blasonato”, con cui ero ancora in parità, di continuare a sparare per stabilire chi tra noi sarebbe stato il 2° e chi il 3°, ma lui disse laconicamente che il trofeo l’aveva vinto l’altro, i premi erano stati divisi e allora “Che spariamo affà? Siamo secondi a pari merito…” che questa non l’avevo mai sentita e neanche mi andava tanto bene!
Io avrei tirato altre venti Eliche per sapere se potevo o meno battere il “Bi-Campione”, ma questi si era già allontanato con la sua andatura da pinguino, diretto alla cassa a riscuotere la sua parte.
Visto che avevamo diviso in quattro, anche la mia parte fu congrua e –detratte le spese- mi fu contato un importo di quelli cui non sono certamente abituato.
Ogni volta che ripenso a quel giorno e a quella gara ormai lontana, mi convinco sempre di più che il risultato sia venuto non solo per merito mio, ma certamente favorito da chi forse voleva dimostrami ancora la sua amicizia e –magari- si era voluta in qualche modo “attivare” per restituirmi in un colpo solo le piccole cortesie e le attenzioni che ancora sarei onorato di riservarle, se solo fosse possibile.

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Il "grillosaggio" spara RC