| ILTIRO.COM | Il portale del tiro a volo
Work On Web - realizzazione siti internet


SIETE SU UNA VERSIONE NON PIU' AGGIORNATA DEL SITO

Per andare al nuovo sito visitate la pagina
WWW.ILTIRO.COM

CLICCARE QUI


 INDIETRO 
INVERNO
Stampa questa pagina
Nel mirino del grillo
(riflessioni di un vecchio cacciatore)


12/02/2009 - ore 20:08

In una gelida sera d'inverno, di quelle che cominciano già a metà pomeriggio e finiranno solo alle sette della mattina dopo, il vecchio era seduto al grande tavolo di legno massiccio nella taverna al piano interrato della casa, accanto al fuoco acceso con un gran ceppo di quercia, ormai completamente di un colore rosso vivo che scaldava il cuore. Era solo e anche la televisione era lasciata volutamente spenta. Fuori nevischiava alla grande e un turbine di vento -ai piani superiori- sbatteva i fiocchi contro i vetri delle finestre sbarrate.
La stagione di caccia, anche per quell'anno, si era ormai irrimediabilmente conclusa e sul piano di legno -apparecchiato con fogli di giornale e stracci- c'erano i suoi fucili da pulire e mettere via fino alla nuova apertura, fino al prossimo settembre, sempre con l'aiuto di Dio.
Iniziò a smontare la sua doppietta Holland & Holland: compagna fedele di tante uscite ma sempre bella a vedersi, nonostante i segni del tempo e gli inevitabili graffi sui legni. Scrutò attentamente ogni pezzo dell'attrezzo e pensò che era come per le persone che si amano. Anche quando invecchiano continuano sempre a piacerci e magari a sembrarci meglio di altre più giovani, se davvero per noi sono state e sono importanti.
Prese a lustrare le canne, dentro con la bacchetta e fuori col panno intriso d'olio, ma in realtà stava come accarezzando le varie parti dell'arma e intanto non poteva fare a meno di ricordare...
Quanti ricordi, quanti! Camminate tra le stoppie in estati roventi, dietro a cani ormai sepolti da tempo, a inseguire la brigata di starne che frullavano improvvise sempre fuori tiro. Albe gelide ai margini del bosco per la posta mattutina alla Regina che rientrava dalla pastura notturna. Giornate trascorse alla posta nelle radure del verde, in attesa della muta che spingeva a canizza la lepre, stanata nel folto della macchia e che a grandi balzi correva incontro alla fine.
Ma che anno era stato? Non riusciva a ricordare gli anni esatti a cui si riferivano i ricordi; eppure le immagini gli tornavano alla mente nitide, prepotenti, attuali. Sembra ieri, eppure...
Riflettè che non soltanto i cani dei suoi ricordi non c'erano più, ma -e qui cominciava a fare un conto degli anni veri- anche molti dei compagni di caccia mancavano all'appello. Eppure non sembrava passato tanto tempo! Ecco, ad esempio, quell'automatico Cosmi cal. 20 che tanto gli era stato utile alle allodole e ai tordi, quello stesso che ora giaceva smontato in tanti pezzi sul tavolo per la manutenzione di fine-stagione: non era poi tanto tempo che l'aveva preso. Certo! Era l'anno della prima licenza del figlio più grande e anzi l'aveva acquistato proprio per lui quel fuciletto leggero e micidiale, nuovo col cartellino appeso al grilletto, anche se poi il ragazzo aveva abbandonato la caccia e lui aveva continuato ad andarci da solo o con qualche raro amico di quelli giusti. Era stato l'anno del diploma del ragazzo: a occhio e croce poteva essere il 1975... Possibile? Forse sì, dal momento che i suoi nipoti stavano per diplomarsi anche loro e il figlio aveva una cinquantina d'anni. Come era passato il tempo!
Eppure la passione di svegliarsi prima dell'alba e partire, all'apertura come a gennaio, col cane o senza, in compagnia o da solo, verso posti noti o vagando per colline a lui sconosciute, era restata sempre eguale. Gli dispiaceva però che sia i figlioli, sia i nipoti non dimostrassero minimamente di condividere la sua grande passione di una vita e spesso si chiedeva anche che fine avrebbero fatto i suoi fucili, se una mattina non si fosse svegliato.
Che tristezza, però... Meglio pensare alla prossima apertura! Dove andare? A tortore nel capanno di frasche fuori della macchia tra i girasoli trebbiati oppure avventurarsi su per la collina di stoppie dietro al cane di qualcuno in cerca di quaglie? Ma chi c'era rimasto oggi, che avesse un cane buono?
Eppoi le quaglie spesso all'apertura già sono partite verso sud, come pure le tortore e le gambe non erano più quelle di una volta. Grandi sgroppate non si potevano più fare...
Ma tant'è: a malincuore bisognava prendere atto che nulla era più come lui lo ricordava, erano cambiati i luoghi sempre meno accoglienti e selvaggi, le persone che se ne erano andate per sempre o non erano mai state presenti, le cartucce tutte plastica e ottone con pesanti cariche di piombo super nichelato all'antimonio, i selvatici che erano diventati troppo facili e finti o impossibili, quasi sempre assenti...
Per fortuna, quando smontava e carezzava i suoi fucili, poteva ancora sentire l'odore aspro dell'olio minerale che era sempre quello. La solita lattina bianca di alluminio stagnato con le scritte verdi e incomprensibili, il beccuccio di plastica nero col piccolo tappo che spesso gli cadeva a terra e bisognava essere fortunati a ritrovarlo, pestandolo sotto la scarpa. Meno male che qualcosa non era cambiato. Però, chissà quanto era costato quell'olio “speciale per armi”? Sulla piccola etichetta adesiva, trasparente per l'unto, si poteva leggere a stento £. 1.200. Forse anche la lattina -al pari di lui- aveva più anni di quanti ne volesse ammettere, ma faceva sempre bene il suo servizio, come i suoi due fucili che restavano un altro punto fermo nella sua vita di cacciatore. Tra un ricordo e una riflessione, anche per quest'anno aveva finito di pulirli e prima di metterli a dormire per parecchi mesi, diede loro un ultimo sguardo.
“Bando ai pensieri tristi” disse a voce bassa e sorrise. “Alla prossima apertura sarà tutto come sempre e ci divertiremo ancora...” poi chiuse le valigette. Le serrature fecero un secco rumore metallico, familiare e confortante.
Emerse infine dalla taverna e ripose al sicuro nel soppalco i suoi gioielli. Era contento: adesso finalmente poteva andarsene a dormire. Certamente avrebbe sognato di pianure verdi e sconfinate in cui camminare, col vento leggero che faceva ondeggiare l'erba alta fino al ginocchio. Mentre il sole nel cielo di fiordaliso avrebbe illuminato il frullo simultaneo di decine di starne sotto i suoi piedi, finalmente a tiro, mentre tutti i suoi compagni di un tempo lo avrebbero guardato esultanti dalla sommità della collina.

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC