| ILTIRO.COM | Il portale del tiro a volo
Work On Web - realizzazione siti internet


SIETE SU UNA VERSIONE NON PIU' AGGIORNATA DEL SITO

Per andare al nuovo sito visitate la pagina
WWW.ILTIRO.COM

CLICCARE QUI


 INDIETRO 
L'INIZIO DI UN INCUBO
Stampa questa pagina
Nel mirino del grillo
(mai troppo zelo...)


16/07/2006 - ore 16:09

Dopo quasi una notte di viaggio in treno, Carmelo Cozzamara detto “Lino”, insigne avvocato cinquantenne ma ancora temibile in tutte le arene e sulle pedane del Regno, arrivò una mattina di primavera nella Capitale, sede delle Federazioni sportive nazionali e, dunque, anche di quella alla quale lui era regolarmente iscritto da più di trent’anni.
Giunto in stazione ed approfittando della tiepida mattinata di sole si incamminò, con la sua valigetta zeppa di documenti e prove, verso il Palazzo, dove era stavo “invitato” dal Sommo Federale a mezzo della efficientissima segretaria, che gli aveva telefonato tre giorni prima al suo studio.
“Dr. Cozzamara?” gli era stato chiesto senza preamboli. “La chiamo in quanto il Sommo gradirebbe incontrarla quanto prima, presso questa sede federale, per poterle parlare di persona in ordine a quelle sue recenti esternazioni scritte… Sono certa che lei mi ha ben compreso! Ma comunque gliene parlerà meglio Lui direttamente… Posso confermare al Sommo la sua visita qui per dopodomani mattina, diciamo... alle ore 10.00?”
Così gli era stato detto e lui, più per non rifiutare quella che sembrava una mano tesa che per altro, accettò senza fare difficoltà, tanto più che desiderava da tempo trascorrere un paio di giorni nella Capitale del Regno, sul finire di una qualche settimana nella stagione propizia.
Nella valigetta, Cozzamara recava -ben custodito ed ordinato per Campo di Tiro e per Organo Territoriale Regionale- un puntuale carteggio attinente alle varie discrasie, ai disservizi, alle ingiustizie sportive ed incompetenze poste in essere da chi era stato delegato a gestire la “cosa federale” a livello periferico e non lo aveva saputo fare, scontentando la massa silenziosa del “pubblico pagante” e facendo sorgere il legittimo sospetto che si fosse agito nell’interesse di pochi eletti, più che per quello dei tanti Praticanti.
La Federazione -allorché Cozzamara aveva iniziato a scrivere su un sito Internet indipendente dapprima con illazioni, domande, allusioni velate e poi a citare fatti concreti, nomi di Campi, di Gestori e Organi Territoriali locali- non aveva battuto ciglio! Non aveva mai risposto, in una qualsiasi sede istituzionale (nonostante disponesse di Notiziari, di altre pubblicazioni a stampa e di siti WEB) e nemmeno privatamente: il Palazzo si era semplicemente e sempre limitato ad ignorare bellamente le osservazioni, le puntualizzazioni, i suggerimenti, le discrasie attinenti il Tiro a Volo evidenziate da Lino Cozzamara, che agiva animato da puro spirito sportivo e non per secondi fini, né per raggiungere alcun futuro traguardo personale, bastandogli per vivere la buona salute, gli introiti del suo studio legale ben avviato e forte di quattro giovani colleghi assunti e che ormai lavoravano anche per lui, nonché l’affitto di un paio di appartamenti in centro-città, che aveva avuto la fortuna di ereditare a suo tempo.
Eccolo dunque, Lino Cozzamara imboccare il viale dell'Astrolabio ed entrare nell’enorme mole grigia del Palazzo, dove peraltro –pur in tanti anni di pratica sportiva- non era mai stato prima. Nell’androne fu prontamente fermato da un solerte guardiano che gli chiese un documento, lo fece passare attraverso il metal-detector, gli indicò di sedersi su una lunga panca deserta mentre lui telefonava alla Segreteria del Sommo, per accertarsi che fosse atteso.
Tutto a posto… Avuto un “passi” (che appese al bavero della giacca) si incamminò verso l’ascensore: “Scenda di due piani, prema il pulsante –2, e segua l’indicazione “LABORATORI”, così gli aveva detto il guardiano e mentre l’ascensore scendeva almeno per dieci metri nel sottosuolo, Lino si chiese come mai gli uffici del Sommo fossero sottoterra.
Giunto che fu, venne accolto cordialmente da una sorridente e giovane signora bionda e benfatta, elegantissima in giacca e gonna blu, con una cartellina in mano, che gli fece:
“Avvocato Cozzamara? Piacere, mi chiamo Andersen e appartengo allo staff del Sommo. Sono stata incaricata di occuparmi di lei, stamane… Mi segua prego, da questa parte: direi di cominciare subito. Il treno portava ritardo?”.
Ma quale ritardo, in fondo erano le dieci e un quarto appena: mica era colpa sua, se per i controlli in entrata al Palazzo c’era voluto tanto tempo!
“Sì, un poco…” si limitò comunque a dire lui, mentre camminavano per lunghi corridoi illuminati debolmente da una fredda luce al neon e l’unica cosa che si sentiva erano i tacchi a spillo della funzionaria, che battevano ritmicamente sul nudo pavimento di cemento.
'Ma dove diavolo stiamo andando?' si chiese mentalmente Cozzamara mentre arrivarono al fondo del corridoio, di fronte ad una porta blindata con “spioncino” e telecamera sovrastante, che si accese appena si furono avvicinati a meno di tre metri. Un cartello giallo con scritte nere avvertiva: “INTERVENTO IN CORSO” ed un altro, più minaccioso “INGRESSO CONSENTITO ESLCUSIVAMENTE AL PERSONALE AUTORIZZATO E AI PAZIENTI IN TRATTAMENTO, SE ACCOMPAGNATI”.
“Che efficienza…” pensò lui. “Chissà di che interventi si tratta?”
La funzionaria suonò il citofono al lato. Nessuna voce si udì, ma fu subito fatta scattare dall'interno la serratura ed entrarono in un grande locale, diviso da pannelli, con una sala d’attesa ben illuminata e una parte retrostante –non visibile a chi arrivava- dove si avvertiva un tramestìo, come del movimento contemporaneo di più persone.
Un rumore sordo e costante, forse di un enorme macchinario all’opera, colpì immediatamente Cozzamara che cominciava a sentirsi a disagio, nonostante i modi rassicuranti e cortesi della funzionaria che lo invitò a sedersi su una comoda poltrona di pelle marrone nella sala d’attesa, ove nessun altro era presente.
“Avvocato… Pochi minuti ancora e il Sommo la riceverà. Prima dobbiamo però sbrigare alcune necessarie formalità per l’accesso. Intanto la prego di non fumare e di spegnere e consegnarmi il suo cellulare… Sa, potrebbe interferire con le delicate apparecchiature nella sala attigua. Le verrà restituito all’uscita, insieme agli altri effetti personali che la prego di depositare in questa busta”. Così dicendo gli consegnò una busta grande gialla, di quelle con le “bolle” di protezione dentro.
Lino Cozzamara, uomo di mondo ed avvezzo a situazioni inconsuete per i più, non diede a vedere il proprio disagio ed eseguì quanto gli veniva chiesto.
Poco dopo, uscita la Funzionaria, con la rapidità della scena di un film entrarono tre robusti infermieri con càmice e cappellino verde e un quarto che sembrava il Responsabile, con càmice bianco lungo quasi fino alle caviglie e aperto sul davanti, a mostrare l’elegante abito grigio che indossava.
“Abbia pazienza, dr. Cozzamara…” fece quest’ultimo prima che Lino avesse il tempo di pronunciare una parola. “E’ questione di alcuni minuti… Cominciamo appena la macchina sarà stata ripulita e sterilizzata…”.
“Cominciamo cosa…?” balzò in piedi a questo punto il Cozzamara, esterrefatto e fortemente contrariato.
“Calma, calma, avvocato! Non è il caso di alterarsi tanto” rispose quello e intanto i tre energumeni gli si erano fatti dappresso circondandolo. “Vedo qui…” e diede uno sguardo fugace al foglio che uno degli infermieri gli aveva porto. “Vedo che le sono stati prescritti due passaggi all’80% nella macchina , salvo complicazioni…”
“Quale macchina, quali passaggi, quali complicazioni?… Ma voi chi siete? Che volete da me? Per chi lavorate?… Io devo incontrare il Sommo Federale… Ho un appuntamento… Lasciatemi…! Che fate? Vi denuncio tutti…! Vi rovino… Vi levo casa!” urlò fuori di sé Lino, famoso per le sue arringhe travolgenti nelle aule giudiziarie.
Troppo tardi: i tre infermieri, tutti giovani alti e robusti più di Cozzamara, lo avevano già afferrato di peso e lo stavano trasportando nel laboratorio attiguo. Qui giunti, in un enorme locale con un macchinario troneggiante al centro (che sembrava una via di mezzo fra una giostra ed un nastro trasportatore da mattatoio), lo appesero per le dita con delle grandi mollette, senza tanti complimenti, mentre ancora lui stava imprecando e minacciando azioni legali contro tutto il Palazzo con voce stentorea.
In quella posizione Cozzamara, non sapendo cosa lo potesse ancora attendere, cominciò a rappresentare con decisione il lungo elenco delle malefatte da lui potute riscontrare e la cui responsabilità –diretta o indotta- attribuiva al Palazzo e ai suoi più Alti Dirigenti.
Intanto gli operatori si assicurarono che fosse ben fissato, poi fecero andare la macchina. Il nastro si mosse lentamente trasportando Cozzamara dentro il macchinario, nel cuore del sistema , dove era buio e faceva freddo, ma non si avvertiva alcun dolore. Solo la pressione costante di rulli gommosi al costato.
Un giro completo durò alcuni minuti e all’uscita Lino continuava a proclamare il suo elenco di nomi, malefatte, improperi, accuse ai corrotti e agli “anti-sportivi” che “si aggiustano due uova nel piatto loro”, fregandosene dello Sport e dei suoi Praticanti-paganti.
Al termine del secondo giro, gli operatori –che prendevano diligente nota di tutto e registravano con l’ambientale le asserzioni disperate del “paziente”- notarono che non vi era alcuna differenza con prima del trattamento e che questi persisteva, snocciolando inqualificabili accuse, nel suo atteggiamento sconsiderato.
“Ma quanto fegato ci ha questo rompiscatole?” fece bieco uno degli infermieri, che assisteva insieme agli altri da dietro una pesante lastra di vetro blindato.
“Te l’ho detto mille volte, caprone…” rispose il Responsabile del Macchinario. “Non tutti i corpi hanno la medesima quantità di fegato. Questo qui dev’essere un caso particolare! Però, da sopra ci potevano pure avvertire, che avremmo adottato le necessarie cautele. Comunque… Aumenta la potenza del reattore al 105% e facciamogli fare altri due giri!”.
Il macchinario infernale ruggì ed inghiottì nuovamente il Cozzamara, sempre imprecante e minaccioso. Alla fine della giostra, uscendo da dentro il marchingegno, sempre appeso saldamente per le dita, Lino sorrise cordiale e rivolgendosi agli Operatori, esclamo: “Che piacere vederVi, miei Signori! Mi stavo appunto dicendo come sia valsa la pena di fare un così lungo viaggio, anche solo per avere il piacere di conoscere Voi”.
“Ecco, adesso sembra a posto…” osservò il Responsabile del Trattamento, parlando con la funzionaria, nel frattempo ricomparsa.
“Bene… Ottimo lavoro, come al solito! Il Sommo ne sarà certamente soddisfatto”.
“Chiedo scusa e perdono” proseguiva intanto Cozzamara, come un salame al chiodo della trave, “se talvolta incautamente mi sono permesso di adombrare che vi potesse essere un qualsivoglia coinvolgimento di codesta Spettabile Federazione in discrasie poste in essere da gente esterna cattiva e invidiosa (certamente zingari od extra-comunitari), animata dal bieco desiderio di mettere in cattiva luce il Sommo -che Dio lo conservi- e io mi sono lasciato incantare da tali affabulatori! Faccio ammenda ora per allora: non sono degno neanche di allacciare una scarpa al Sommo, figuriamoci di nominarlo su un sito indipendente dove solo pochi tiratori peraltro vanno a leggere…”
“Ma non gli avremo strizzato troppo fegato a ‘stò poveraccio…?” fece un altro degli inservienti in càmice verde.
“Macchè…” rispose la funzionaria, molto meno gentile e suadente di prima. “Per certa gente non è mai abbastanza!”
“Vorrei porgere le mie più sentite scuse anche agli Organi Territoriali della Federazione, che alcune volte mi sono permesso di tirare ingiustamente in ballo per peccatucci veniali dei quali certamente non erano responsabili (e forse neanche a conoscenza…), circa l’organizzazione delle Gare federali nelle diverse Regioni di competenza. Soltanto ora mi rendo conto del male che ho fatto, nominando integerrimi Funzionari federali che operano nell’esclusivo interesse del nostro amato Sport e mai porrebbero in atto azioni contrarie agli interessi dei Tiratori…”
“Fate stare zitto questo imbecille…” ordinò decisa la funzionaria agli inservienti. “Tiratelo giù, ridategli la sua patetica cartella di appunti per il Sommo, le sue quattro carabattole e sbattetelo fuori… Ho già fatto chiamare un taxi per riportarlo alla stazione: dovrebbe avere un treno fra meno di un’ora. Animo, operatori di giustizia, che oggi abbiamo ancora altri due corpi da trattare!”
“E chi sono questi?” si informò il “Responsabile dei Trattamenti Strizzafegato”, imprecando dentro di sé per il lavoraccio che gli era toccato presso la Federazione.
“Ecco…” fece la Funzionaria, dopo aver consultato i fogli della sua cartellina. “Abbiamo solo i nomi per ora, segnalati con quattro asterischi: devono essere dei rompiscatole come l’avvocato qui presente… Che adesso però è una pecora! Davvero portentoso il vostro macchinario! Lo riferirò al Sommo…”
“Porga a Sua Eccellenza anche i miei più deferenti e umili ossequi... Sempre disposto… sempre disposto all’obbedienza” fece appena in tempo a dire l’avv. Lino Cozzamara, ma gli inservienti lo stavano già portando di peso fuori dal laboratorio, verso l’ascensore, verso l’androne del Palazzo, verso la luce e il taxi che lo avrebbe ricondotto definitivamente alla stazione ferroviaria.
Non era ancora mezzogiorno: tutto in perfetto orario.

Grillo Saggio

(il seguito in: "RIUNIONE STRAORDINARIA A PALAZZO")
Il "grillosaggio" spara RC