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KENDO, BILL E LA MALEDIZIONE DEI CINGHIALI
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Nel mirino del grillo
(storie “vere” di Caccia)


18/01/2012 - ore 22:35

A quell'epoca, l'anziano setter tricolore Dick mi era venuto definitivamente a mancare e avevo cercato di rimpiazzarlo con un altro amico robusto e “rotto a tutto”, un drahthaar appunto.
Tuttavia non potevo più esercitare la mia caccia preferita all'Arciera nel bosco a causa della passione smodata di Kendo per i cinghiali, ma non volevo disfarmene, visto che l'avevo allevato io e lo amavo come una persona di famiglia. Fu allora che mi misi alla ricerca di un cane già “dressato”, adulto, obbediente e che... non andasse anche dietro ai “maiali”.
Tempo prima avevo conosciuto un addestratore/allevatore marchigiano che si era impegnato a correggere il cucciolone drahthaar, solidificandone la ferma e insegnandogli il consenso: cose che gli erano riuscite splendidamente. Nella circostanza, il tizio mi aveva dimostrato professionalità e serietà; pertanto, a caccia chiusa nel mese di marzo, mi affidai a lui per avere un consiglio circa un ausiliario che fosse adatto alle mie caratteristiche di cacciatore, a lui ben note.
Mi suggerì uno Spinone Italiano ed in particolare un soggetto che era nelle mani di un suo collega di Savona che sarebbe venuto da lui, tra qualche giorno, per una gara. Infatti, mi telefonò il giorno dopo confermandomi il suo arrivo e la possibilità di visionare il cane in oggetto. Mi fu mostrato un atleta tutto muscoli con un torace da pesista (40 chili di cane a nome “BILL”), che ubbidiva ai comandi come un'automobile, si fermava nel “terra” all'alzata di mano a qualsiasi distanza, galoppava per i primi 15-20 minuti, si gettava dentro a qualsiasi spinaia al solo lancio di un sasso e che lo riportava alla mano! Ma proprio l'andatura fuori standard (lo Spinone deve trottare) lo aveva reso inabile alle gare… Ma a me di questo poco importava! E la potenza olfattiva? Chiesi all'amico addestratore di farmelo provare sulle beccacce di ripasso per almeno un paio di settimane. Questi accettò di buon grado, dimostrando sicurezza nelle capacità del cane.
Allora lo presi e portai a Fiordimonte sul Campo d'Abbattimento e mi feci lasciare cinque starne. Ricordo che ero il solo a provare l'ausiliario perché sul campo c'erano chiazze di neve e faceva un freddo (appunto) “cane”. Meglio, dissi al guardiacaccia, così potrò provare il naso di questo cane con comodo e senza l'assillo di dover uscire nei tempi consoni, ma brevi.
Lui mi accompagnò di persona dicendosi incuriosito da un cane poco diffuso nelle Marche e con una taglia da “vitello”. Sciolsi Bill e presi con comodo il fucile, che caricai chiacchierando con il mio accompagnatore ma non perdendo di vista il cane e la sua azione sul terreno. Bene, mi fece vedere una filata a canna alta e coda in movimento che iniziò almeno a 20 metri dal selvatico ed una ferma statuaria con mozzicone di coda immobile e teso, la testa eretta.
Il Guardiacaccia mi disse testualmente: “Accidenti che cane! Ma che vuoi vedere d'altro? Ora abbattila così ne provi il riporto!”
Mentre mi attardavo, non pressato ovviamente da alcun interesse per il selvatico ma godendomi lo spettacolo della sua ferma, Bill voltò lentamente la testa verso di me come ad invitarmi a concludere la sua azione e servirlo adeguatamente. Per rimettere poi, nuovamente il naso in linea con l'emanazione. Accelerai l'azione e passando davanti al cane, alzai la starna che abbattei e che mi venne riportata in mano. Un attimo dopo era ad un centinaio di metri da me, nuovamente fermo e... fu così che in breve finimmo la prova!
Nel bosco era una favola! Bill andava sopra o sotto il viottolo seguendo le indicazioni impartite con un collegamento ed un rientro quasi perfetto. Una volta mi trovò e fermò bene anche due beccacce!
Mi chiesero per lui una “cifra salasso” (aveva già 3 anni e mezzo), ma la spesi volentieri pensando di aver finalmente trovato un cane adeguato alle mie cacce preferite.
All'apertura della caccia, Bill mi fece divertire un mondo a quaglie dimostrandosi un ausiliare perfetto ma, ogni volta che lo prendevo dal box ancora a notte, Kendo dall'altro recinto mi struggeva l'animo con i suoi guaiti e con uno sguardo tale da farmi sentire “colpevole” di chissà quale nefandezza nei suoi confronti. Fu così che alla fine incautamente cedetti!
Ricominciai a portare entrambi a caccia, nella speranza che l'agonismo e la concorrenza fra loro potesse guarire Kendo dal male che lo (e mi) affliggeva. Le cose all'inizio andarono bene, in quanto i due si completavano a vicenda esplorando il terreno a distanze diverse, con andature dissimili ma tenendosi d'occhio e consentendo entrambi alla ferma. Unico neo: era un po' “difficile” toglier loro la selvaggina di bocca, che spesso riportavano “a pezzi” (ognuno il suo...)
Poi, un giorno di novembre nel bosco, si verificò quello che avevo temuto! Si allontanarono entrambi verso un calanco di macchia impenetrabile a picco sul fiume e mentre li chiamavo sentii uno stridere di cucciolo di cinghiale. Mi dissi: “Oddìo, se Kendo l'ha acchiappato adesso le scrofe me
l'ammazzano!” E il caos di versi e grugniti continuava, aggiunto ai fischi ed ai miei richiami accorati. Dopo un po', il silenzio e la pace regnarono nuovamente nel bosco: vidi Kendo salire verso di me timoroso ma apparentemente sano! Bill invece non arrivava. Successivamente se ne venne anche lui scodinzolante e... con un pezzo d'intestino che gli pendeva da uno squarcio sul ventre! Provi il lettore/cinofilo ad immaginare che sensazione ebbi nell'anima! Gli prestai le prime cure usando la cinghia dei pantaloni per “fasciare” la ferita e mettermelo in spalla per almeno un chilometro, che tanto distava l'auto. Non so come non ci rimasi per un colpo, dato il suo peso e la distanza! E via dal Veterinario a ricucirlo. Kendo, che sembrava stare bene, il mattino dopo aveva un orecchio gonfio come un pallone. Probabilmente un morso gli aveva leso una vena dell'orecchio e c'era stato un versamento.
In buona sostanza, l'amara costatazione finale fu che Kendo aveva insegnato a Bill ad andare a cinghiali! Ma non solo... Appena rimessi in salute gli ausiliari uscii di nuovo e stavolta lungo il fiume per fare una passeggiata; incocciammo in un gregge di pecore che pascolava
incustodito in un campo di medica limitrofo e vidi l'istinto predatorio di Kendo in azione.
Inascoltati i miei richiami, si scagliò verso il gregge aggirandolo finché non riusci a separare una pecora col il suo agnellino il quale, diviso dalla madre, cadde nel fiume con subito addosso Kendo che lo aveva preso alla gola e Bill che glielo reggeva dall'altra parte! Ne fecero due pezzi che mi riportarono baldanzosamente... Ovviamente persi il lume dagli occhi e li bastonai come meritavano. Rintracciai il pastore e l'assicurazione lo risarcì del danno. Ricordai allora che quando era ancora cucciolone, un cane maremmano enorme aveva morso il Drahtaar: evidentemente l'odore del gregge abbinato al morso aveva scatenato la sua “vendetta”...
Bella prospettiva, mi dicevo: io, cacciatore “da penna”, ho due cani che vanno a cinghiali e pecore! Che fare?
Decisi allora di prendere una quota in un'azienda faunistica per continuare -incurante di tutto- ad alimentare il “morbo venatorio”, accertandomi che all'interno della vastissima area non vi pascolassero cinghiali né ovini. E per oltre cinque anni ho fatto il “riservista”, finalmente in tranquillità con i cani insieme ormai affiatati, cacciando polli colorati e starne di voliera. Scarsa però la soddisfazione personale dal momento che in poco più di un'ora di questo “surrogato di caccia” avevo abbattuto i miei due capi e dovevamo tutti tornarcene a casa. Ma i cani si divertivano, davano spettacolo a tutti i presenti ed ero in pace con la mia coscienza lavorativa essendo diventato (a causa dei sempre maggiori impegni) un “C.G.M.D.” ovvero “Cacciatore Generico Medio Domenicale”! Ed è stata proprio l'insoddisfazione personale a tale “simulazione” della Caccia vera, unitamente al costo non trascurabile della quota che mi fecero smettere per lunghi anni l'attività venatoria.
Poi, dal momento che la vita non ci risparmia quasi nulla e tutto ci fa pagare, soprattutto là dove abbiamo provato più gusto e piacere, ho visto morire Bill cieco, sordo e paralizzato, mentre Kendo da me trasportato pietosamente dal Veterinario per un tumore ormai avanzato è stato da questi soppresso in maniera indolore o, almeno, lui non avrà sentito nulla...
Con la perdita di questi due amici a quattro zampe se ne andò un bel pezzo della mia vita passata sui terreni di caccia, nonché l'insieme delle emozioni che ne erano scaturite...
Poi, e siamo ai giorni nostri, finalmente la pensione: si ricomincia con cani e Caccia! Oggi sono accompagnato da Kira, una cucciolona di Epagneul Breton con la quale non avrò (spero e mi auguro) problemi con i cinghiali. L'ho già vista al primo incontro fortuito coi “maiali” e -credo- gliene sia passata la voglia. Ma questa è un'altra storia... In bocca al lupo sempre e che non ci venga mai meno la Passione!

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC